
Carissimi, mi esprimo sull’argomento della cosiddetta vaccinazione contro il covid 19 unicamente per adempiere i miei doveri di sacerdote cattolico. Vorrei anzitutto rassicurare i fedeli riguardo alle dichiarazioni rese alla fine dell’anno scorso dal Vescovo di Roma, esse non hanno il minimo valore dottrinale, il Magistero Pontificio per essere tale va espresso nelle forme dovute e in contesti adeguati, quanto ha affermato in un intervista, non possiede alcuna cogenza morale dato che si tratta di un opinione privata, l’opinione di una persona che occupa una posizione molto autorevole, certo, ma nulla piu’ di questo, ci sono è vero i pronunciamenti della Santa Sede ma bisogna valutare il grado di autorevolezza delle istanze da cui sono stati emessi, la Pontificia Accademia per la vita è un organo con funzione meramente consultiva, i suoi documenti pertanto non appartengono al Magistero, diverso è il caso della Congregazione per la dottrina della fede che partecipa dell’autorità del Papa, i suoi responsi in materia di vaccini tuttavia sono troppo recenti perchè si possa parlare di insegnamento costante, oltre al fatto che la questione rimane aperta, c’è un istruzione del medesimo dicastero, l’addome feritatis del 1990, che riconosce ai teologi la facoltà di esprimere riserve con il dovuto rispetto e la necessaria competenza sulle dichiarazioni non definitive del Magistero. La prima osservazione è che la vaccinazione di per sè non è materia di fede o di morale, bensì una questione di natura scientifica che va risolta nelle sedi opportune in un dibattito che tenga conto di tutti i dati disponibili in cui possano confrontarsi punti di vista diversi mentre in questo caso i pareri contrari sono sistematicamente censurati o ignorati.

La vaccinazione contro il covid 19 in se stessa non rientra pertanto nell’ambito di cui deve occuparsi il Magistero Ecclesiastico, è opportuno ricordare peraltro che quelli attualmente in commercio non sono vaccini propriamente detti, bensì farmaci sperimentali contenenti organismi geneticamente modificati, sono le gravissime implicazioni di questo fatto ad avere rilevanza morale, infatti il materiale biologico utilizzato per la ricerca scientifica e per l’elaborazione di tali prodotti non solo è di origine illecita ma provenendo dalla stessa specie del ricevente può entrare in interazione con il suo patrimonio genetico. Il rifiuto assoluto che bisogna opporre alla ricezione di questi prodotti si fonda perciò su due ragioni incontestabili. La prima: quel materiale biologico proviene da feti umani abortiti su commissione a pagamento ed è stato prelevato per garantirne la qualità da soggetti ancora vivi, dato l’elevato numero di esperimenti necessari per ottenere una linea cellulare è poi del tutto improbabile che sia bastato un singolo aborto, mentre è impossibile che poche linee cellulari siano sufficienti in tutto il mondo. La seconda ragione: l’utilizzo di quel materiale biologico comporta rischi fortissimi per la salute delle persone non solo a breve termine come dimostrano le migliaia di casi di gravi reazioni avverse ma anche a medio e lungo termine con una probabile impennata nei prossimi anni di tumori e di malattie immuni. Ora i tentativi effettuati da più parti di giustificare il ricorso al cosiddetto vaccino sono accumunati dallo stesso difetto di metodo, essi peccano di intellettualismo, in quanto facendo astrazione di tutta una serie di dati oggettivi rilevanti ai fini del giudizio morale, nascondono dietro procedimenti logico formali, una realtà evidente a chiunque voglia vederla, il problema è generalmente analizzato mediante la categoria della cooperazione al male o quella dell’appropriazione dell’effetto di un atto cattivo che in questo caso sono punti di vista troppo limitati e pertanto insufficienti. La realtà che si evita costantemente di prendere in considerazione, è che esiste una vera e propria industria dell’aborto strutturalmente connessa all’industria farmaceutica, il caso presente non ha fatto altro che sollevare il velo su una forma di barbarie tecnologica ormai ampiamente diffusa. La cosiddetta vaccinazione è il fine ultimo di tutto un processo produttivo e commerciale che richiede come <conditio sine qua non> numerosi aborti e servizie di una crudeltà disumana commesse su feti estratti vivi dall’utero. Processo che non sarebbe stato posto in atto se non ci fossero consumatori del prodotto, l’atto conclusivo, la vaccinazione, viene così ad essere parte integrante del processo stesso, al quale chi si vaccina partecipa attivamente, benchè non cooperi se non in modo remoto all’aborto considerato isolatamente. Il principio giustificativo soggiacente in fondo è questo: mors tua vita mia. A quanto pare molti progressisti e tradizionalisti stanno convergendo nell’ammettere la medesima barbarie moderna che evidentemente gli uni e gli altri hanno ormai metabolizzato come una sorta di nuova normalità perfettamente allineati alla propaganda di regime, non c’è tuttavia costruzione intellettuale che possa dissimulare la radicale malizia di una pratica medica che con il pretesto di prevenire una malattia il cui tasso di letalità è stimato allo 0,002-0,003% senza alcuna garanzia di immunizzazione e nella totale ignoranza degli effetti collaterali, esige veri e propri sacrifici umani di inaudita efferatezza. chiunque può facilmente arguire che i veri interessi non siano di natura sanitaria ma di natura finanziaria, le banche che hanno investito nella produzione dei cosiddetti vaccini contro il covid 19, non possono veder compromessi i loro profitti speculativi da contestazioni di carattere morale, chi però non riceve sovvenzioni da esse è libero di dire la verità senza artifici per l’onore di Dio e per il bene dell’umanità che oggi è minacciata da un tentativo di genocidio globale perpetrato per mezzo di governi fantoccio e con la complicità di una gerarchia che dimostra in gran parte di aver perso la fede. Quanti per Grazia la conserviamo ancora, non lasciamoci intimorire da nessun potere nè civile nè ecclesiastico, ma temiamo unicamente il Giudizio Divino.
Don Giorgio Ghigo
